martedì 4 marzo 2008

El Papa llama a los universitarios europeos y americanos a empeñarse para que el Evangelio renueve la "civilización del amor"


Domingo, 2 marzo 2008 Benedicto XVI participó ayer por la tarde, en el Aula Pablo VI del Vaticano, en la Vigilia de oración mariana sobre el tema "Europa y las Américas, juntas para construir la civilización del amor", en ocasión de la VI Jornada Europea de los Universitarios, promovida por el Consejo de las Conferencias Episcopales de Europa y por la Oficina para la Pastoral Universitaria del Vicariato de Roma. Durante su discurso, que fue transmitido vía satélite a diez ciudades de España, Brasil, Ecuador, Cuba, México, Francia, Estados Unidos, Rumania y Bielorrusia, el Papa aseguró que la civilización occidental hoy “ha traicionado en parte" la "inspiración evangélica", y que es necesario, por parte de todos los católicos, empeñarse en todo lo que contribuye a esa "civilización del amor".El Papa, que fue acogido calurosamente en el Aula Pablo VI, antes de su alocución, rezó con los estudiantes universitarios el Santo Rosario. Para el Santo Padre, en las grandes ciudades europeas y americanas, "cada vez más cosmopolitas", falta a menudo la savia del Evangelio. El Pontífice afirmó que a pesar de que a menudo falte esta “linfa'', se impone “una honesta y sincera reflexión, un discernimiento entre lo que constituye la “civilización del amor, según el diseño de Dios, y lo que se opone a ella”.“Es necesario un examen de conciencia capaz de hacer que las diferencias no sean motivo de división o de conflicto, sino de enriquecimiento recíproco''. Benedicto XVI subrayó que “el cristianismo constituye una atadura fuerte y profunda entre el llamado viejo continente y el llamado nuevo mundo.El Papa terminó su alocución entregando y confiando idealmente su encíclica 'Spe Salvi' a todos los estudiantes reunidos: “sed discípulos y testimonios del Evangelio -dijo-, porque el Evangelio es la buena semilla del Reino de Dios, es decir, de la civilización del Amor: sed constructores de paz y unidad”.

sabato 5 gennaio 2008

La visita accanto al vecchio posto del lavoro



Le otto suore della Carità di Madre Teresa di Calcutta svolgono da quasi 20 anni la sua missione quotidiano in Vaticano accanto alla Congregazione della Dottrina per la Fede. Tutto iniziato lì il 21 maggio 1988. Ogni giorno la loro casa, chiamata “Dono di Maria”, offre il pasto a circa 60 persone mentre la casa d’accoglienza ospita circa 50 donne ogni sera.

Il 4 gennaio 2008, le suore di Madre Teresa hanno accolto il Papa Benedetto XVI con gran gioia e gratitudine. Ad un anno dalla visita alla mensa della Caritas di Colle Oppio, il Santo Padre inizia il nuovo anno con una visita ai più poveri e bisognosi. Le Missionarie della Carità gli hanno mostrato il loro servizio e gli hanno chiesti di benedirlo.

È degno di notare che questa congregazione, fondata da Madre Teresa, conta in questo momento 4823 suore (in pratica 900 di più rispetto l’anno 1998), 265 le novizie e 425 le pre-novizie, provenienti da novantacinque nazioni.

Da quando Giovanni Paolo II ha inaugurato la casa, “quanti gesti di condivisione, di carità concreta – ha osservato Benedetto XVI durante la sua visita pastorale nella casa delle suore - sono stati compiuti in questi anni tra queste mura! Essi sono un segno e un esempio per le comunità cristiane, perché s’impegnino ad essere sempre comunità accoglienti ed aperte”.

http://www.radiovaticana.org/pol/Articolo.asp?c=177933
http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=2885

venerdì 4 gennaio 2008

Un problema insolubile



Non il disgelo, ma l’appassimento continuo - ecco la descrizione delle relazioni catolico-ortodosso del portavoce del Patriarcato di Mosca, don Vladimir Vigilianskij. Lui si è accorto che con le dichiarazioni precedenti sul miglioramento dei rapporti reciproci, non va avanti il progresso del dialogo.

Il segretario della sala stampa del patriarcato ha detto che “adesso un dialogo ortodosso-cattolico “appassisce” e progredisce con l’apatia, come si fossero gli anni precedenti”. Secondo Vigilianskij, la causa principale, per la qual è cosi, sia l’insolubilità dei problemi che esistono sulla linea Mosca-Vaticano. E questo ultimo, rende impossibile l’incontro Benedetto XVI con Aleksij II.

Dopo i cambiamenti personali nella sede arcivescovile di Mosca, sembrava lungo aspettato il miglioramento nei rapporti ortodosso-cattolici. Però, come vediamo adesso, anche il nuovo vescovo di Mosca, mons. Paolo Pezzi, (al posto di mons. Tadeusz Kondrusiewicz), non significa nihil nuovo in questa situazione. Purtroppo, la parte ortodossa chiede di degradare tutte le diocesi cattoliche che esistono in Russia alle amministratore apostoliche. Sicuramente "la litania delle domande" non si sarebbe finita con questo.

Per dialogare occorre trattare il suo interlocutore fraternamente. Se no, un dialogo tra ortodossi e cattolici, rimane una grande illusione.
http://www.radiovaticana.org/pol/Articolo.asp?c=176988